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Contro ogni probabilità, un bimbo nato prematuro a 23 settimane è riuscito a tornare a casa

Sebbene la stagione non sia quella delle cerimonie di laurea, un piccolo neonato ha recentemente festeggiato una laurea molto speciale nei corridoi del Broward Health Medical Center di Miami indossando il suo berretto e il suo abito su misura.

Dopo aver vissuto i suoi primi cinque mesi di esistenza all’interno dell’unità di terapia intensiva neonatale dell’ospedale della Florida, il piccolo Alanie, nato a 23 settimane, sta finalmente tornando a casa.

La madre del bambino, Graysel Stuart, ha avuto complicazioni durante la gravidanza, e per questo ha cercato cure lontano dalla sua casa sull’isola di St. Thomas. Nonostante si trovasse in una situazione straziante, preoccupata per la vista del suo prezioso bimbo, Stuart ha dichiarato: «A Broward Health, mi sono sentita amata. Si sono presi cura di me fisicamente e mentalmente, dall’accertarsi che mangiassi adeguatamente fino all’accompagnarmi per le passeggiate». Il team dell’ospedale si è preso cura sia della mamma che del bimbo.

Del caso di Alanie si è occupato in particolare il dott. Johhny Tryzmel, specializzato in neonatologia e pediatria, il quale ritiene che l’integrazione della famiglia sia determinante per garantire la sopravvivenza dei cosiddetti “microprematuri”. Come ha dichiarato al Register:

«Il nostro paziente non è solo il neonato, ma l’intera famiglia. Nella nostra unità, abbiamo il lusso di poter offrire camere private in modo da favorire il legame tra madre e figlio. Il nostro obiettivo è quello di fornire cure a misura di famiglia, includendola fin dall’inizio nella terapia per il bambino. Questo è fondamentale per ottenere i risultati migliori»

Nato ad appena 23 settimane, un’età gestazionale dove in alcuni Stati e ospedali il feto non è considerato viabile, il piccolo Alanie si è trovato in una strada decisamente dura da percorrere, ma ci è riuscito grazie alle cure del team medico del Broward. L’unità neonatale ha molta esperienza nelle cure dei microprematuri.

Stuart era a Fort Lauderdale da soli tre giorni quando Alanie è nato; pesava poco più di mezzo chilo. La mamma riusciva a tenerlo all’interno del palmo della mano. Il neonato ha richiesto l’uso di un ventilatore e cure 24 ore su 24.

Dopo essere stato con il ventilatore per un mese e aver ricevuto steroidi per i suoi polmoni, superando una retinopatia di secondo livello dovuta alla prematurità, un sanguinamento cerebrale di primo livello e diverse infezioni, il dott. Tryzmel ha annunciato che Alanie ha «superato le probabilità. Stiamo parlando di un bambino che aveva probabilità di sopravvivenza del 30%, al massimo del 40% nel migliore dei casi – e ce l’ha fatta».

La solidità di un’unità di terapia intensiva neonatale è davvero unica, poiché così tante madri e padri pregano e si aggrappano alla speranza che il bambino che hanno appena messo al mondo sia al sicuro e sopravviva, nonostante la scoraggiante realtà del parto prematuro. Ma i rapporti che si formano tra neomamme che sopportano le stesse prove formano amicizie e legami forti e duraturi. Caitlin Collin, coordinatrice del sostegno alla famiglia in terapia intensiva neonatale di Broward Health, l’ha visto in prima persona con Stuart, mentre partecipava all’ora settimanale di scrapbooking (arte creativa che consiste nel prendere album con pagine bianche e personalizzarle con foto, oggetti e abbellimenti, n.d.r.) in terapia intensiva neonatale, interagendo con altri genitori che avevano a che fare con sfide simili.

«Ho visto alcune connessioni molto significative che si verificano in queste sessioni», ha detto Collin. «Le mamme condividono spesso con altre madri la nascita del loro bambino e i problemi post partum che stanno affrontando, e ho persino visto alcuni genitori diventare amici, rimanendo in contatto dopo la terapia intensiva neonatale».

Negli ultimi cinque mesi, Alanie è cresciuto fino a 4 chili e mezzo, e sia la madre che il bambino sono felici di tornare a casa, con il suo cappello e vestito da laurea fatto su misura. Il neolaureato ha davanti a sé un brillante futuro.

Mentre celebriamo la caduta di Roe un anno fa, possiamo pregare per la futura generazione a favore della vita che avrà a disposizione questi incredibili progressi della scienza medica per aiutare le famiglie a crescere e prosperare.

Il mondo ha bisogno di vedere bambini più sani tornare a casa, specialmente quelli che superano difficoltà apparentemente insormontabili.

Come ha detto il dottor Tryzmel a proposito del suo paziente più piccolo: «Il nostro obiettivo principale è far tornare a casa un bambino sano e apprezziamo l’opportunità di celebrare i nostri laureati in terapia intensiva neonatale».

Articolo pubblicato sul National Catholic Register il 27/06/2023

Traduzione a cura di Marco Pirlo

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