Scambio di embrioni al San Raffaele: è questo il principale problema della FIVET?

Da giorni sta rimbalzando su social e giornali la notizia che, all’ospedale San Raffaele di Milano, per un errore umano, è stato effettuato su una donna il trasferimento dell’embrione di un’altra coppia. La denuncia più vigorosa è venuta dal giornale “la Repubblica” che ha tenuto a precisare come «il giorno dopo si è intervenuti per impedire la gravidanza». In pratica, quell’essere umano innocente è stato preventivamente eliminato prima che potesse impiantarsi. Nessuna sorpresa: si tratta di una pratica usuale nell’ambito della fecondazione artificiale.
Anche il 12 aprile 2025 un evento analogo aveva suscitato scalpore, in Australia (qui). Almeno, in quel caso, l’errore venne scoperto dopo la nascita del figlio che ebbe modo di nascere.
Al di là delle “rassicurazioni” sulla bassa incidenza di questi eventi, come quelle del dott. Enrico Papaleo, responsabile del Centro Scienze della Natalità dell’Unità di Ginecologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ciò che continua ad essere confermata, è l’intrinseca ingiustizia soggiacente alla fecondazione artificiale. Vista la grave confusione su questo tema, appare opportuno riflettere sullo strumento giuridico che rende tutto questo possibile: la legge 40 del 2004.
Fino a quella data, ricorda il prof. Mario Palmaro nel suo libro Aborto & 194 (Sugarco, Milano, 2008, pp. 82-92), «non esisteva una legge sulle Fivet, e in questa carenza normativa si assisteva a una prassi spregiudicata che non conosceva sostanzialmente limiti. Per la verità, esistevano delle circolari ministeriali, e il potere esecutivo avrebbe potuto benissimo introdurre divieti in questa materia solo che lo avesse voluto. Basti pensare che la famigerata clonazione umana è stata vietata per molto tempo in Italia in virtù di un atto amministrativo del ministero della Sanità. Ma tant’è: la deregulation esisteva, e i centri di fecondazione artificiale avevano mano libera. Di fronte a questo scenario, inizia una lunga storia di trattative e di intrecci politici per arrivare a un testo normativo sull’argomento».
Dopo l’approvazione della legge 40 e il referendum abrogativo del 2005, si riconobbe piena cittadinanza giuridica alla fecondazione artificiale omologa (operata cioè, con i gameti della coppia, senza ricorso a “donatori” esterni) e, nel panorama cattolico, si fece strada la convinzione di una specie di “rivincita” dopo le sconfitte sul fronte del divorzio e dell’aborto. Al contrario, la 40/04 «contraddice radicalmente l’insegnamento del Magistero, che vieta ogni forma di riproduzione in vitro, e più in generale ogni tecnica che sostituisce l’atto coniugale. Sul piano culturale, questo fatto deve essere continuamente annunciato, per evitare che nell’opinione pubblica si affermi l’idea, falsa, che la Fivet omologa sia la “Fivet cattolica”».
Purtroppo, proprio nel mondo cattolico, si sono levate voci erronee «miranti a fornire una legittimazione giuridica e morale alla fecondazione artificiale in vitro. Si tratta di situazioni imbarazzanti che alimentano la confusione e che devono essere denunciate». Palmaro evidenziava, profeticamente, come «di particolare scandalo è la situazione del San Raffaele di Milano che – pur essendo ospedale di ispirazione cristiana – pratica la Fivet omologa e sostiene – per voce del suo Comitato etico – di agire in maniera conforme al Magistero cattolico».
Molti cattolici hanno sostenuto questa legge per evitare una normativa più permissiva, ma ciò non toglie che la nuova normativa rimanga a tutti gli effetti una legge gravemente ingiusta che tutti gli uomini di buona volontà sono chiamati a denunciare come tale e «che hanno il dovere di sostituire – lavorando affinché si concretizzino i presupposti culturali e politici – con una normativa pienamente coerente con la legge naturale». Per di più, tale legge ha parificato le cosiddette “coppie di fatto” ai coniugi sposati ai fini dell’accesso alle tecniche di fecondazione artificiale.
Il filosofo del diritto ribadisce come sia un grave errore quello di chi «afferma che questa legge è stata votata “per preferire un male minore”. Infatti, non è mai lecito scegliere di compiere il male, fosse pure per evitarne uno più grande. Il male minore può essere tollerato, subito, ma mai intenzionalmente scelto».
La 40/04, infatti, «non contrasta soltanto con la dottrina cattolica nel campo della morale sessuale; essa contraddice in maniera grave la legge naturale, poiché ammette una pratica – la Fivet omologa – che comporta sistematicamente l’eliminazione di numerosi embrioni umani. Per questa ragione, va scongiurato l’equivoco che considera la Fivet moralmente inaccettabile, ma giuridicamente lecita. Così come l’aborto procurato o l’eutanasia, anche la fecondazione artificiale rimane, in quanto occisiva, un atto intrinsecamente antigiuridico per uno Stato laico, nonostante sia reso formalmente lecito da una legge».
Nonostante nel testo di questa legge si nomini l’embrione umano come soggetto titolare di qualche diritto, tale asserzione entra in contraddizione con l’ammissibilità stessa della Fivet, al netto delle limitazioni introdotte (e presto smantellate), in quanto non è possibile fare fecondazione artificiale senza sacrificare embrioni umani. Quand’anche «la Fivet venisse attuata solo all’interno della coppia, con tutte le cautele, producendo un numero limitato di embrioni e impiantandoli tutti nel corpo della donna, essa rimarrebbe un atto gravemente contrario alla morale e al diritto. Essa, infatti, riduce l’uomo-embrione a oggetto da usare come mezzo per ottenere una gravidanza; incoraggia la selezione eugenetica dei concepiti per l’eliminazione dei difettosi; crea le premesse per l’uccisione dei gemelli con l’aborto selettivo nel caso di gravidanze plurime. Inoltre, non è oggettivamente possibile garantire una effettiva tutela giuridica a un embrione umano che si trovi fuori dal corpo della madre».
In breve, la Fivet «viola i princìpi fondamentali della morale naturale perché si fonda sulla produzione di esseri umani mediante un atto tecnico che sostituisce l’abbraccio coniugale. Materia attinente all’etica sessuale. Ma, per sovrappiù, la Fivet – sia essa omologa o eterologa – presuppone l’eliminazione di decine e decine di embrioni umani: materia che riguarda il quinto comandamento e che viola il precetto morale e giuridico “non uccidere”». Dunque, la fecondazione artificiale non sconvolge soltanto l’ordine naturale della sessualità umana, ma comporta la sistematica violazione del diritto alla vita. Di conseguenza, è necessario ricorrere all’istituto dell’obiezione di coscienza, previsto dalla stessa legge 40: «si tratta di una previsione importantissima che rivela da un lato l’imbarazzo del legislatore di fronte a pratiche intrinsecamente antigiuridiche, e dall’altro determina un obbligo morale senza eccezioni per tutti i medici e gli infermieri cattolici oltre alle persone di buona volontà che in alcun modo possono partecipare a queste tecniche […] l’obiezione può essere resa al direttore dell’azienda sanitaria o ospedaliera, o al direttore sanitario per le strutture private autorizzate o accreditate, e produrrà effetti entro un mese dalla presentazione stessa».
Il silenzio del mondo cattolico riguardo l’obiezione di coscienza sulla fecondazione artificiale è dovuto allo sforzo apologetico che tende a sottolineare solo e soltanto gli aspetti positivi della norma. Ma, pur riconoscendo che essa è tra le meno permissive nel panorama giuridico europeo, «rimane l’appuntamento più importante, quello con la verità tutta intera. Un appuntamento che il mondo cattolico non può mancare per ragioni di basso profilo strategico o politico. La legge 40 non è affatto una legge che salva i princìpi, ma che purtroppo si conferma intrinsecamente ingiusta, ancorché miglioratrice di una situazione de facto molto grave. La verità, dunque, ci obbliga a dire a tutti – a cominciare dalle strutture di ispirazione cristiana dove oggi si fa la Fivet “secondo legge” che è un grave dovere morale dire no a queste tecniche disumanizzanti attraverso lo strumento dell’obiezione di coscienza».
Se non avremo il coraggio di mettere in discussione i presupposti di questa ecatombe, uno scambio di embrioni sarà certo il minore dei problemi.
Fonte: CR



