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Nuova relazione sui costi della 194!

Lunedì 24 maggio 2021, alla LUMSA, si è tenuta una conferenza organizzata da Pro Vita & Famiglia Onlus su uno studio che, per la prima volta, fornisce una stima dei costi relativi all’applicazione della legge 194 sull’aborto. Lo studio è stato coordinato da Benedetto Rocchi, professore associato presso il Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa a Firenze e Stefano Martinolli, Dirigente medico presso l’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina a Trieste. Tra i relatori presenti c’erano Filippo Maria Boscia, presidente dell’Associazione Medici Cattolici Italiani e Giuseppe Noia, Presidente della Fondazione “il Cuore in una Goccia ONLUS”.

Un tale studio assume particolare importanza nella situazione che stiamo vivendo, visto e considerato che mentre prestazioni sanitarie salva-vita vengono negate (come ad es. ai malati oncologici) vengono tuttavia assicurate e pagate dal SSN tutte quelle “prestazioni” che invece di salvare la vita procurano la morte. Lo studio si ferma ai primi quarant’anni di applicazione della legge, ma evidenzia come in questo arco di tempo siano stati uccisi 6 milioni di innocenti e che, ancora oggi, il 15% delle gravidanze finiscono in un aborto volontario. Secondo l’ISTAT, in una coorte di mille donne della stessa età, oltre 220 uccidono il proprio figlio almeno una volta nella loro vita. Il famoso “calo” degli aborti è dunque solo uno specchietto per le allodole di chi continua ad arrampicarsi sugli specchi dicendo che la 194 “previene l’aborto”. Come fa una legge che permette e incentiva l’aborto a prevenirlo è uno dei grandi misteri della (il)logica abortista. Lo studio ha evidenziato come, considerando i soli aborti fino al terzo mese, il costo medio per ciascun aborto varia tra 762 € e 1140 €. Alla fine del 2018, il costo cumulato dell’aborto nel nostro paese ammonta, in media, a circa 5 miliardi di euro. 5 miliardi di euro per uccidere 6 milioni di innocenti, si è giustamente affermato. Una quantità incredibile di soldi pubblici dei contribuenti, peraltro sottostimata*, utilizzati per distruggere il futuro del nostro paese.

Un pregio ulteriore dello studio è stato quello di evidenziare una correlazione statisticamente significativa tra la pratica abortiva e l’andamento demografico attuale. Questo mostra, anche a livello statistico, come la legge 194 abbia dato un impulso significativo alla cultura della morte, al punto che oramai una famiglia con figli numerosi viene vista con grande diffidenza. In tale prospettiva, appare quanto mai strano che agli Stati Generali della Natalità il 14 maggio scorso, alla presenza di Papa Francesco e del presidente del Consiglio Mario Draghi, si sia totalmente ignorato questo aspetto.


Il professor Benedetto Rocchi ha concluso la conferenza con alcune significative considerazioni:

«[…] Mi colpisce, come economista, che il monitoraggio, previsto dalla stessa legge, non abbia mai considerato i costi […]. I dati mostrano tre fallimenti dell’aborto come “politica sanitaria”: (1) non è riuscita a prevenire l’aborto clandestino, che anzi forse sta rinascendo sotto forma di cripto-aborto con l’uso dei farmaci, (2) crea problemi di salute pubblica, che hanno un costo, (3) ha un impatto negativo sulla demografia […]. Questa storia fallimentare ci è costata 11.2 miliardi di euro, comprendendo costi diretti e interessi aggiuntivi che abbiamo dovuto pagare sul debito pubblico. La domanda finale che ci facciamo dopo questo studio è: perché continuare a finanziare l’aborto con i soldi dei contribuenti?»

Chiaramente non si sono fatti attendere attacchi contro il professor Rocchi, da parte di personaggi totalmente incapaci di entrare nel merito della discussione sollevata. Tuttavia, mentre gli attacchi da parte del mondo abortista sono prevedibili e scontati, ciò che potrebbe stupire sono le voci di dissenso nello stesso mondo cattolico. C’è chi, invece di cogliere l’invito finale del prof. Rocchi, predilige una levata di scudi per difendere la legge 194 da chi vorrebbe emendarla nel senso proposto. Perché – si afferma – senza i fondi alla 194 e con una conseguente possibile abrogazione della stessa, non si sarebbe più in grado di “prevenire” un business della Planned Parenthood che “privatizzerebbe” l’aborto anche nel nostro paese. La conseguenza, sarebbe un aumento degli aborti in Italia e un’estensione del termine entro il quale effettuarli (non più il terzo mese ma oltre), senza più la possibilità di conteggiarli.
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Ci sarebbe da rispondere: “Aspettiamo Planned Parenthood al varco”. Se la 194 cade, allora avremo nuovamente a disposizione il Titolo X del Codice Penale come valido strumento per poter perseguire penalmente chiunque tenti di introdurre la pratica abortiva qui in Italia. Non solo non saremmo più complici dell’aborto, ma avremmo dalla nostra parte lo Stato per combatterlo. Come spiega giustamente Mario Palmaro nel suo libro Aborto & 194, un comportamento moralmente illecito può essere disincentivato non certo con la sua approvazione (per es. depenalizzandolo e rendendolo una condotta accettata nel consesso sociale), bensì reprimendolo in forza di legge (come si fa con altri atti intrinsecamente malvagi).

Plaudiamo dunque allo sforzo fatto dagli autori di questo studio, confidando che il dibattito qui aperto possa un giorno portare alla definitiva abrogazione dell’ingiusta legge 194. 

* La stima effettuata non tiene conto di tutti i costi relativi alle conseguenze fisiche e psicologiche a medio e lungo termine degli aborti chirurgici (evidenziati dai contributi del Dott. Boscia e Dott. Noia), della diagnostica “difensiva”, ovvero i test che si fanno per poter abortire “entro i termini” in caso di malformazioni fetali, né di quelli relativi alle conseguenze da aborto farmacologico che ancora non sono disponibili. Senza contare poi i costi dell’inefficacia della 194 nel prevenire aborti clandestini, certificata da ISS e ISTAT.

Fonte: Corrispondenza Romana

Fabio Fuiano

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