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La Corte Suprema messicana ferma l’aborto. Vittoria pro-life!

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 “Oggi è un giorno importante, ma la lotta prosegue” dicono i pro-life messicani.

Con 4 voti a favore ed uno contrario la prima sezione della Suprema Corte di Giustizia della Nazione (SCIN) ha respinto il progetto del ministro Gonzaléz Alcantara Carranca col quale ordinava al Congresso di Veracruz (il parlamento dello Stato federale di Veracruz) di depenalizzare l’aborto, ammettendolo in qualsiasi caso.

Il fatto

Il Congresso di Veracruz infatti aveva ricevuto l’ordinanza da un giudice federale, con la quale si invitava a modificare la legislazione in materia di aborto e legalizzare la pratica. Il Congresso ha, al contrario, impugnato l’ordinanza alla SCIN  affermando che un giudice non ha la facoltà di imporre ad un legislatore di modificare le leggi.

Il caso è finito, appunto, innanzi alla SCIN, alla quale il ministro Gonzaléz Alcantara Carranca ha presentato il suo progetto col quale difendeva la tesi del giudice federale, affermando che la penalizzazione dell’aborto presente nel codice penale di Veracruz è una “barriera discriminatoria all’accesso delle donne al diritto alla salute in condizione di parità”.

Ma la SCIN ha respinto il progetto del ministro “per aspetti tecnico-giuridici”, accogliendo perciò il ricorso del Congresso di Veracruz, ritenendo infatti che nel codice penale dello Stato non vi sia alcun vuoto normativo, come hanno spiegato i giudici della SCIN.

Festa pro-life

Diversi movimenti pro-life messicani hanno espresso la propria soddisfazione per questa decisione. Cortéz, del Fronte Nazionale per la Famiglia, ha affermato in un videomessaggio che “oggi ha trionfato la vita e che 4 giudici su 5 hanno mostrato di essere persone sensate”. Cortéz ha altresì definito il progetto del governo “per imporre l’aborto a Veracruz” come deleterio e si è felicitato con il popolo per la vita, che si è mosso con petizioni, manifestazioni e lettere ai ministri, e con lo stesso Congresso di Veracruz i cui membri si sono ugualmente prodigati per ottenere il respingimento del progetto.

Ha però ricordato, altresì, che ci sono delle identiche proposte di depenalizzazione dell’aborto in 29 Stati su 32 e che la lotta sarà lunga, Stato per Stato, per difendere la vita dei bambini nel grembo materno.

Alison Gonzaléz, di Passi per la Vita in Messico, ha affermato che “la decisione ha difeso la sovranità dello Stato federale contro le ingerenze del governo. Oggi è stata rispettata la volontà di Veracruz, che ha nella difesa della vita un valore costituzionale e alla vita garantisce ogni protezione”. Alison Gonzaléz ha poi aggiunto come “il Messico abbisogni di leggi che proteggano la vita e che siano approntate norme che favoriscano delle reali soluzioni per aiutare le donne incinta in situazioni di difficoltà”.

Queste ultime parole sono vere per i messicani, ma anche per noi. L’aborto non è mai una soluzione, ma solo sofferenza aggiunta a sofferenza.

Che si tratti di favorire in concreto aiuti economici, sociali e lavorativi, che si istituisca il c.d. “curator ventris” di romanistica memoria, che si potenzino le strutture di accoglienza delle ragazze madri in difficoltà, le pratiche di affidamento e di adozione, o qualunque altra soluzione. Uno Stato vero e che lavora per il popolo, sostiene la vita dal concepimento e fa sì che ogni persona sia accompagnata con dignità e cura fino alla morte naturale.

Non c’è futuro – ma nemmeno speranza e gioia – senza una vera cultura della vita.

Fonte: https://www.vidanuevadigital.com/2020/07/30/movimientos-provida-de-mexico-celebran-el-no-de-la-suprema-corte-al-aborto/

Francesco Chilla

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