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I medici premevano per l’aborto: il bambino è nato da un mese ed è sanissimo

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In foto, il piede del bimbo nella mano del papà!

Riportiamo qui la testimonianza di Anna Buoncristiani, biologa e giornalista, che ci ha raccontato la storia di suo figlio e suo nipote. I medici premevano per l’aborto a causa di un’infezione virale in gravidanza, ma tenacemente i genitori si sono rifiutati e ora il bimbo è sanissimo!

Eravamo felici, noi nonni: il terzo nipotino in arrivo in tre anni! I giovani genitori al settimo cielo. Poi il risultato di un’analisi: mia nuora aveva contratto il citomegalovirus più o meno quando era rimasta incinta. Forse prima, forse dopo: con i metodi a disposizione non si poteva sapere di più. A me, biologa, è caduto subito il mondo addosso. Un’infezione in gravidanza, lo sapevo bene, avrebbe potuto dare malformazioni del sistema nervoso centrale, ritardo mentale, problemi a occhi e orecchi. Anche i genitori si sono subito resi conto della situazione critica. La ginecologa li ha quindi indirizzati verso un ospedale pediatrico specializzato. E lì è cominciato un iter folle.

Prima di tutto analisi su analisi, che non hanno dato risultati certi. Quindi la spiegazione dei problemi che il bimbo avrebbe potuto avere. Ovviamente il consiglio dei medici è stato quello di sbrigarsi a decidere, perché poi l’aborto, tardivamente, si fa solo in Francia... Già, i medici… Intanto hanno suggerito le analisi più “fantasiose” e purtroppo inutili per la diagnosi di citomegalovirus. Hanno voluto sapere se in famiglia qualcuno aveva la fibrosi cistica: alla risposta negativa hanno comunque caldeggiato i test per quella. Ah, e un’amniocentesi, già che c’erano, anche se non avrebbe dato risultato per il citomegalovirus. In compenso, si sa, avrebbe avuto un rischio di aborto. A ogni eco vedevano alternativamente macchie all’intestino, al fegato, al cervello. Macchie poi puntualmente smentite da analisi più sofisticate.

All’ottavo mese è stata fatta anche una risonanza alla testa del bimbo: di macchie nemmeno l’ombra. Insomma, i medici, per proteggersi da denunce, hanno fatto di tutto perché una coppia, terrorizzata da quanto descrivevano, non reggesse la pressione e vedesse come via d’uscita solo quella di abortire. I parenti, come appoggio morale, hanno ovviamente detto la loro, cioè che ci “voleva coraggio”. Intendendo non ad abortire, ma a portare avanti la gravidanza!!! In questo clima di morte sono trascorsi circa 7 mesi. I medici, per tutelarsi legalmente, hanno quindi trasformato un momento bello in un’angoscia. Si dovrebbero vergognare di svolgere la professione: con questo loro atteggiamento, quanti bambini hanno fatto uccidere? Se mio nipote ora ha un mese ed è sanissimo (non ha contratto il virus) si deve alla caparbietà dei suoi giovani genitori che ne hanno preservato la vita con un coraggio da leoni. E anche alla Madonna che abbiamo pregato tanto e che ci ha fatto la grazia di un nipote delizioso, e alla quale ora chiediamo un’altra grazia: quella di tenere una mano sulla testa di quei medici mortiferi che abbiamo incontrato in questi mesi.

Anna Buoncristiani

Giornalista

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